Nuova Zelanda: cyberbullismo è reato

Una nuova legislazione riconosce la violenza virtuale e sancisce le pene per gli aggressori

Messaggi discriminatori e atti di istigazione al suicidio in rete, il cyberbullismo diventa reato anche in Nuova Zelanda.

La nuova legislazione in materia riconosce l’aggressione virtuale come forma di violenza pari a quella fisica e che, come tale, deve essere regolamentata da una normativa specifica ed efficace.

Nessuna attenuante dunque per tutti quei post o messaggi inviati sul web con l’intento di discriminare una persona per razza, sesso, religione, orientamento sessuale o disabilità: sarà la gravità del gesto e delle sue conseguenze a determinare la pena dell’aggressore che in caso di “seri disagi e pericoli emotivi” per la vittima sconterà due anni di reclusione, tre in caso di atti di incitazione al suicidio.

A gestire le segnalazioni di bullismo in rete ci penserà un organo statale che, prima di far scattare i provvedimenti penali, intimerà ai presunti bulli l’eliminazione dei messaggi incriminati entro 48 ore.

La decisione della Nuova Zelanda rientra nell’impegno che, da alcuni anni, sta coinvolgendo a livello internazionale le Istituzioni nell’individuare forme legislative che valorizzino internet rendendolo un posto più sicuro. Anche l’Italia si sta muovendo per contrastare il cyberbullismo, con un disegno di legge già approvato in Senato e che deve passare l’esame della Camera.

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